Bene andiamo al dunque. Ho assaggiato un vino bianco, lo faccio ogni giorno, ma oggi è un grande giorno, è il vino di un amico, è il vino del mio territorio. Forse è il vino del mio cuore: colore giallo intenso, suadente, vibrante, non filtrato, naso da capogiro.
Bevuto alla cieca sei in Mosella, frutta matura colta nel giorno che l'uomo "del monte" diceva "si". Niente di ostentato, niente di indotto, lieviti indigeni. Bocca ampia, lunga, invasa da note floreali, in primis cardamomo, ginestra, ma sopra ogni altro sentore, elicriso della macchia mediterranea. Mineralità e acidità da archetipo, forse ancora un filo scomposto, dà troppo poco in bottiglia.
Presenta un grado alcolico di 12,5°. Proviene da vigneti esposti a sud-ovest con medio impasto ciottoloso, ad una altezza sul livello del mare di circa 500 mt, con una forte presenza di silice. Il colore chiaro della terra accentua la fotosintesi e porta a piena maturità queste meravigliose piante di circa 12 anni.
Le stesse piante di vite davano origine in anni passati a un vino, da vendemmia tardiva, chiamato Istrionico. Un raro vino dal colore rosato, che si sposava in maniera deliziosa con un dessert della memoria: "oltre il caramello", il grande dolce alla fiamma preparato dal mitico Angelo Paracucchi.
Gabriele da Prato ci ha abituato a sognare, prima con quel piccolo grande capolavoro dal nome Melograno, poi con Podere Concòri Bianco, un vino sussurrato in un tardo pomeriggio di settembre dal maestro dello Chenin Blanc, Nicolas Joly. Ora con questo vino che non c’è, ma c’è, o meglio ci sono duemila metri in ripida pendenza, dove il nostro vignaiolo riuscirà a mettere ulteriormente a dimora circa 500 piante di gewürztraminer. (Urca l'ho detto!).
Si, un grande, un grandissimo Gewürztraminer Toscano. Niente voli pindarici. Non pensate al vino da signorina, non pensate a "vinellini" dal nasetto rosa pervasi di frutta, qui signori si fa vino e si continuerà a fare grande vino.
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