Lunedì, 06 Agosto 2012 00:00

La Francia in 10 mosse. Armagnac

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Da Bordeaux proseguendo verso sud giungiamo nel cuore della Guascogna, regione famosa per d’Artagnan e la saga dei Moschettieri. Nel dipartimento di Gers, nasce il distillato più antico del mondo: l’Armagnac.

10.500 ettari divisi in tre zone e catalogate in base alla composizione geologica del terreno: Bas – Armagnac (distillati fini ed eleganti), Ténarèze (distillati più duri ma che possono invecchiare più allungo)  e Haut – Armagnac. La produzione di Armagnac si basa su vitigni a bacca bianca, su tutti l’ugni blanc (trebbiano). La vendemmia viene fatta con una speciale macchina che diraspa e immediatamente vinifica, per ottenere un vino base ricco di acidi e povero di alcol (8-9%).

Il distillato si ottiene con una sola distillazione continua attraverso il classico alambicco armagnacais, dal quale esce un prodotto con il 58-63% di alcol etilico. In seguito, viene posto in fusti nuovi di quercia a fibra rossa della capacità di 400 l, travasato poi in botti più vecchie che vengono spostate periodicamente nella chai d’invecchiamento (per favorire la miglior evoluzione in zone più calde o più umide).

Ogni due mesi il maître de chai aggiunge piccole dosi di giovani acquavite con circa il 20% di alcol. L’Armagnac è quindi composto da distillati di zone, di invecchiamenti e anni diversi assemblati insieme e la classificazione, in base all’età, tiene conto di questo: Trois étoiles (acquavite più giovane con almeno 1 anno di invecchiamento), VO – Very Old (acquavite più giovane con almeno 4 anni di invecchiamento) e Extra – Hors d’Age – Napoléon – Vielle Réserve – Exstra Old (acquavite più giovane con almeno 5 anni d’invecchiamento).

La Francia in 10 mosseBordeauxArmagnacLinguadoca–RoussillonProvenza, Valle del RodanoBorgogna, Alsazia, Champagne, Loire, Cognac. 

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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