Mercoledì, 09 Maggio 2012 09:08

Mancanze di idee. Uno showcooking risolve tutto

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Le manifestazioni vinicole stanno perdendo centralità e appeal, questo è certo! Le cause di ciò spaziano dal disinteresse dell’appassionato medio che ha ridotto il numero dei week end spesi con il calice in mano, alla mancanza di una strategia da parte degli organizzatori. Alcune manifestazioni dovrebbero, per loro natura, fungere da caposaldo del territorio presentato e da palcoscenico dei vini lì prodotti. Il più possibile, è il caso degli appuntamenti vinosi che titolano, ad esempio, "Anteprima vini di...".

Eventi deputati a motivare la stampa e la clientela attraverso le peculiarità della nuova annata, approfondire la conoscenza del territorio tramite visite in vigna, far conoscere eventuali nuovi stili di vinificazione, paragonare più annate e organizzare seminari tecnici a uso dei produttori per un costruttivo e sereno confronto.

Qualche settimana fa è stato pubblicato un bel racconto su Intravino (qui e qua) del sommelier Andrea Gori su l’annuale appuntamento con l’”Anteprima dei vini siciliani”, dal quale si evince un organizzazione che cerca di raccontare quello che avviene nel panorama vinicolo siciliano attraverso i produttori più in voga (leggi A. Occhipinti) e i territori più favoriti (Etna).

Ora, da buon toscano, non posso che avere dei dubbi in merito al programma di una delle migliori vetrine di cui disponiamo, l’"Anteprima vini della Costa Toscana". Negli anni passati molti investimenti sono stati fatti su questi territori. Nonostante tutto un pensiero enologico omologato ha portato molti giornalisti, blogger, enotecari e opinion leader a leggere come stanca e poco interessante l’offerta dei vini della costa, a partire dai campioni bolgheresi, rei di essere dei vini concentrati e non territoriali. 

A fronte di ciò il palcoscenico dell’intera manifestazione è stato lasciato a formidabili chef della cucina toscana che sono ritenuti giustamente il miglior veicolo per riempire ampi saloni dove decine di vignaioli aspettano impassibili nei loro stand. Niente di tutto questo sarebbe scandaloso se non ci trovassimo all’interno di una manifestazione dove la centralità del vino dovrebbe essere rigorosa come alle anteprime del Chianti Classico e del Brunello di Montalcino.

Lungi da me voler addossare la colpa ad amici chef che rispondono a una richiesta che viene a loro rivolta. Tuttavia una manifestazione vinicola che propone un maggior numero (esattamente il doppio) di appuntamenti con il cibo rispetto a quelli con il vino, evidenzia lacune culturali molto gravi. La sensazione è che gli organizzatori non sappiano più come riempire gli spazi. Per uno spaghetto sono state dimenticate le perle vere di quel territorio, come, ad esempio, la più alta concentrazione d’Italia di aziende biodinamiche in Lucchesia e le vinificazioni in cemento di vitigni internazionali a Bolgheri (di cui varrebbe veramente la pena parlare).

Non vorrei che le iniziative legate al diffondere la cultura del vino divenissero uno spot pubblicitario durante la prova del cuoco.
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Simone Morosi

Più di un decennio con in mano un calice di vino e mai un momento noioso. Per me il vino è oltre il lavoro che faccio: amici da scoprire, terre da visitare, contadini da cui imparare. Tutto ciò non mi affatica mai.
Non amo punteggi o classifiche, quello che faccio bevendo un vino è chiudere gli occhi e riporlo dentro la bottiglia. Un percorso inverso che mi porti dentro la cantina, mentre il proprietario ne spilla dalla botte e ne porge qualche calice. Uscendo all'aria aperta cammino tra le vigne e cerco di imprimere nei miei ricordi una storia intera.

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  • per niente ma per niente d'accordo simone
    gli showcooking portano gente (e stampa) e fanno bene a farli, del resto non diciamo da sempre che il vino italiano è il vino da tavola per eccellenza?
    e allora secondo me diviene un modo molto furbo per fare numeri e far girare un po' la baracca. Certo, mai fare uno showcooking senza un abbinamento o parlare di un vino,
    in questo Luigi Cremona è stato ed è un grandissimo

  • Ospite - Vittorio Rusinà

    Sante parole, sei troppo avanti Simone.
    Un certo modo di proporre il vino e il cibo sta finendo, ne ho avuto la certezza a Enodissidenze a Torino, dove i vip presenti erano le centinaia di giovani interessati ad un approccio "non industriale" al vino e alla agricoltura.
    Conosco l'evoluzione della biodinamica in Lucchesia, se ne parla poco, mentre ignoro tutto delle vinificazioni in cemento di vitigni internazionali a Bolgheri.

  • Ospite - Luigi Fracchia

    Non conosco esattamente la questione "Anteprima vini della costa toscana" però un paio di riflessioni generali si possono fare sul rapporto cibo-vino.
    A sensazione direi che il cibo è sì un forte attrattore mediatico, per motivi che in parte mi sfuggono (probabilemente legati alla saturazione televisiva di programmi sulla cucina).
    Quindi è probabile che i cuochi attirino molto traffico, ma di quale tipo? massivo ma distratto nei confronti del vino? Non è detto che avvicinare due cose di cui una molto nota giovi a quella in posizione ancillare.
    Allo stesso tempo la macchina comunicativo-televisiva che governa il cibo sui media ha fortemente banalizzato e ignorato l'aspetto produttivo e agricolo delle materie prime.
    Quindi ciò che viene esaltato dalle varie "Prove del cuoco" è proprio ciò che Simone, Vittorio, io e molti altri aborriamo; l'esaltazione della "trasformazione e del tecnicismo" a dispetto del radicamento territoriale e dell'unicità insita in un buon prodotto agricolo (anche cereali, peperoni, meloni non solo uva e poi vino).
    Quindi come fa notare Simone è improponibile (anzi nemmeno proposto)affiancare vini che hanno un legame sostanziale e inscindibile con il territorio e la componente agronomica ed etica (biodinamici), perchè è implicita ed inevitabile una collisione culturale e concettuale con la pochezza della comunicazione del food e dei food happening in cui non c'è mai una esaltazione della materia prima ma la spettacolarizzazione della sua trasformazione.

  • Se la vera e puntuale obbiezione "il cibo tira, il vino no" è un dato di fatto...direi che abbiamo già la risposta. Smettiamola di inseguire meteore e stelle cadenti e concentriamoci su un lavoro serio, altro che vino.
    Creiamo con il contributo di tutti un "Anteprima della ristorazione toscana", un weekend con 80 seminari (non 8) che presenti le proposte riguardanti i menu degli chef per tutto l'anno e dia peso alla gastronomia alle materie prime, alla stagionalità. Il vino solo in abbinamento e giusto qualche flash. Ricompattiamo la manifestazione Lucchese e rendiamola un appuntamento per chi ha voglia di occuparsi di vino; con 200 persone e non 2000 ma che costituiscano il futuro strato culturale di quell'area.

    @Andrea non sono in disaccordo sugli abbinamenti cibo-vino, figurati. Dovrebbero spiegarci perchè non se ne parla sul programma.http://www.anteprimavini.com/showCooking.php

  • Ospite - Rinaldo

    Credo che le aziende toscane della Lucchesia o di Bolgheri che avessero voluto partecipare, lo avrebbero potuto fare. Non mi pare ci siano stati veti nei loro confronti. A me l'evento lucchese è piaciuto molto (..quest'anno non l'ho potuto replicare).
    Mi sembra che la location del Real Collegio e il centro storico pedonalizzato che fa da contenitore, siano il contesto ad hoc per una forma di promozione ideale di turismo del vino.
    Relegare la questione ad una disputa cibo-vino, mi sembra riduttivo.

  • Ciao Rinaldo, vorrei rispondere alle tue parole che nel mio testo non vi è traccia di disquisizioni in merito alla partecipazione delle aziende, che al limite la disputa è tra il tipo di marketing effettuato, e che per turismo del vino si intende il visitare una zona e realtà vinicole all'interno di essa. quindi. Il centro di Lucca, per quanto bello, non penso possa rientrare nella categoria.
    A tua disposizione

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