Le manifestazioni vinicole stanno perdendo centralità e appeal, questo è certo! Le cause di ciò spaziano dal disinteresse dell’appassionato medio che ha ridotto il numero dei week end spesi con il calice in mano, alla mancanza di una strategia da parte degli organizzatori. Alcune manifestazioni dovrebbero, per loro natura, fungere da caposaldo del territorio presentato e da palcoscenico dei vini lì prodotti. Il più possibile, è il caso degli appuntamenti vinosi che titolano, ad esempio, "Anteprima vini di...".
Eventi deputati a motivare la stampa e la clientela attraverso le peculiarità della nuova annata, approfondire la conoscenza del territorio tramite visite in vigna, far conoscere eventuali nuovi stili di vinificazione, paragonare più annate e organizzare seminari tecnici a uso dei produttori per un costruttivo e sereno confronto.
Qualche settimana fa è stato pubblicato un bel racconto su Intravino (qui e qua) del sommelier Andrea Gori su l’annuale appuntamento con l’”Anteprima dei vini siciliani”, dal quale si evince un organizzazione che cerca di raccontare quello che avviene nel panorama vinicolo siciliano attraverso i produttori più in voga (leggi A. Occhipinti) e i territori più favoriti (Etna).
Ora, da buon toscano, non posso che avere dei dubbi in merito al programma di una delle migliori vetrine di cui disponiamo, l’"
Anteprima vini della Costa Toscana". Negli anni passati molti investimenti sono stati fatti su questi territori. Nonostante tutto un pensiero enologico omologato ha portato molti giornalisti, blogger, enotecari e
opinion leader a leggere come stanca e poco interessante l’offerta dei vini della costa, a partire dai campioni bolgheresi, rei di essere dei vini concentrati e non territoriali.
A fronte di ciò il palcoscenico dell’intera manifestazione è stato lasciato a formidabili chef della cucina toscana che sono ritenuti giustamente il miglior veicolo per riempire ampi saloni dove decine di vignaioli aspettano impassibili nei loro stand. Niente di tutto questo sarebbe scandaloso se non ci trovassimo all’interno di una manifestazione dove la centralità del vino dovrebbe essere rigorosa come alle anteprime del Chianti Classico e del Brunello di Montalcino.
Lungi da me voler addossare la colpa ad amici chef che rispondono a una richiesta che viene a loro rivolta. Tuttavia una manifestazione vinicola che propone un maggior numero (esattamente il doppio) di appuntamenti con il cibo rispetto a quelli con il vino, evidenzia lacune culturali molto gravi. La sensazione è che gli organizzatori non sappiano più come riempire gli spazi. Per uno spaghetto sono state dimenticate le perle vere di quel territorio, come, ad esempio, la più alta concentrazione d’Italia di aziende biodinamiche in Lucchesia e le vinificazioni in cemento di vitigni internazionali a Bolgheri (di cui varrebbe veramente la pena parlare).
Non vorrei che le iniziative legate al diffondere la cultura del vino divenissero uno spot pubblicitario durante la prova del cuoco.
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