Venerdì, 08 Giugno 2012 15:48

L’esploratore e la tribù delle Marchette

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Non tanto tempo fa, al massimo qualche anno addietro. Un giovane curioso decise di andare via dal suo villaggio. Prese una barchetta ed iniziò a navigare.

Durante il suo viaggio scriveva appunti e raccontava le sue esperienze su un diario. Incontrava molte persone interessanti e con queste chiacchierava molto volentieri. Gli offrivano i loro prodotti, glieli facevano assaggiare. Gli raccontavano delle loro quotidiane fatiche mostrandogli le mani rovinate dal pesante lavoro.

L’esploratore sempre più affascinato continuò a remare. Si spinse oltre gli oceani conosciuti. Un giorno approdò in un gruppo di isole che la carta chiamava Marchette. Le popolazioni che vi abitavano erano chiuse. Assai poco accoglienti. Le uniche parole che riuscivano a dire erano: "Io dare buono nettare a te, tu dare scrittura a me".

All’inizio non riusciva proprio a capire il senso di tutto ciò. Si sforzava in ogni modo di interpretare quelle parole. "Io dare bevanda che ti toglie sete a te, tu scrive di me". Il nostro amico tentava con ogni gesto di spiegargli che lui accettava si di buon grado il loro regalo ma che non capiva con cosa loro volessero essere ricambiati. "Io dare cosa gratis a te, tu dare scrittura a me". Forse gli indigeni non volevano niente altro che una penna con cui poter scrivere. Ma questi continuavano: "io dare vino a te, tu non pagare me. Allora scrivere belle cose su quello che io ho dato te".

Quando l’esploratore riusciva a far capire loro che non per forza avrebbe scritto dei loro doni sul suo diario questi si giravano e con fare scocciato tornavano nelle loro capanne.  "Niente parole? Allora con cavalo io dare vino te!"

L’esploratore pensando a quelle bizzarre pretese riprese a navigare consapevole ora che nello sconfinato mare le richieste delle Marchette non sarebbero state un caso isolato.

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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