Venerdì, 06 Luglio 2012 11:41

Il vino in una parola. L’aggettivo giusto al momento giusto

Scritto da 

albanese

Vi allungo dei termini di utilizzo facile e veloce che bypassano in un colpo solo tutte le note degustative AIS e di qualsiasi bizzarro demiurgo dotato di olfazione supersonica e mosso da una misteriosa facoltà ipersenziente (il sommelier per Andrea Scanzi). 

Piacione. Corpo alla bodybilder. Muscoli gonfiati a 2e2.  Barrique dipendente va in overdose facilmente. La coltura/cultura del culturista. Apparire è meglio di essere.

Antipatico. Tagliente e spigoloso tende a scappare. Ma dietro a questa chiusura nasconde naturalezza e semplicità. Ha un particolare legame con la terra.

Sincero. Non raffreddate. Non scaldate. Non aspettate. Non decantate. "Io sono così punto e basta! Piacere, io sono franco"…non in quanto nome di persona ma in quanto al naso risulta schietto e in bocca risoluto.

Simpatico. Di beva facile, la bottiglia si svuota nella più completa indifferenza. Non ha spunti eclatanti di cui fa parlare ma rende piacevole la conversazione. Per il suo modo di essere social si distingue nella massa.

Scorbutico. E' l’antipatico all'ennesima. Da prendere con le pinze, ma soprattutto da aprire ore prima, da decantare, da aspettare. Da coccolare. Umorale, tende ad ammorbidirsi con gli anni. Ma se decide che gli stai sul tappo ti tira lo scherzetto. E allora attendere ed ossigenare saranno state azioni vane.

Severo. Rigido e inflessibile è orgoglioso della sua pomposità. Non di facile lettura, dipende molto dal periodo di assaggio. Portato per essere longevo, il tannino in bocca se la comanda a lungo.

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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