Enrico Nera

Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

Non mi far vedere che tortura, che tortura questa campagna...D'Alema dì qualcosa, reagisci, dai...dì qualcosa D'Alema, rispondi non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi. D'Alema dì una cosa di sinistra! Dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D'Alema dì una cosa, dì qualcosa reagisci! Cazzo lo ha detto: "lo facciamo senza aggiunta di solforosa!". A me per ora l'unica cosa che sembra veramente zero è l'entusiasmo, parla di vino come ci ha parlato di sinistra e di politica negli ultimi 20 anni.  Mi è venuta voglia di bermi una pinta di Budweiser a garganella, con consequenziale rutto finale.
Lunedì, 24 Marzo 2014 02:54

ViniShock (o terapeutici)

Definizione. Vino shock: è quel vino che risveglia le papille gustative annoiate e assonnate da bevute continuative di vini tediosi. (A questo punto dovreste immaginare la papille che sbadigliano a ripetizione poggiandosi stancamente l'una sull'altra).
Negli ultimi mesi si è parlato molto dei cosiddetti "scontrini pazzi", trappole in cui cadono spesso i turisti stranieri (la preda più prelibata sembra essere il giapponese) ma non solo; infatti ultimamente anche gli italiani capitano nel posto sbagliato al momento sbagliato.  
Mentre gli innamorati festeggiavano, i Nas sequestravano 445 ettolitri di Brunello e l'ANSA alle 21e15 usciva così:
  Non volevo scrivere nulla per quanto sono stato deluso. Non ho voluto fotografare niente e nessuno per quanto ero amareggiato.
  L'esperienza si acquisisce con il tempo, con la pratica e la costanza, soprattutto. Ti fa sapere come muoverti in determinate circostanze, cosa è meglio rispondere, ma anche su cosa è meglio tacere. Non voglio parlare di numeri, non voglio riempire le frasi di dati sulla produzione e sul consumo del vino (anche se risultano darmi ragione).
"I cento passi", per noi italiani, è un film di Marco Tullio Giordana uscito nel 2000. Centopassi, per noi italiani, è diventato, grazie appunto a questo film, la distanza che divideva la casa di un vigliacco (sottolineato), in arte Gaetano Badalamenti, con quella di un uomo (sottolineato), in arte Peppino Impastato (spesso in Italia si tende ad invertire le parti quindi è bene ogni volta evidenziare la differenza).
Non so a voi ma a me non da fastidio che il convento del 1200 o il porto o la collina del Chianti finiscano nella mani cinesi o russe. Quello che mi dispiace è che non ci sia l''italiano, perché un conto è la grande azienda dove quello che serve è farla funzionare, mantenere l'occupazione; un'altra cosa è il patrimonio storico, il nostro terreno più pregiato, il nostro bene ultimo. Ci mancano forse i capitali? Non credo, ma non rientrano in Italia perché nessuno vuol far vedere che è ricco, questa è la misura del nostro impoverimento!
New York, in arte Big Apple. Perché? Nel 1909 per lo scrittore Edward S. Martin il Mississippi sono le radici, lo stato di New York è l'albero e New York City non può che essere la Grande Mela. Nel 1920 il termine viene ripreso dal commentatore sportivo John J. Fitzgerald: l'ippodromo della città viene chiamato dagli scommettitori il Big Apple, il più succulento in termini di guadagni.
Ultimamente troppo spesso (nausea) si sente parlare soltanto degli chef che in qualche modo finiscono in televisione. Sembra ormai appurato che la promozione/riconoscimento più importante sia il passaggio dalla cucina agli studi televisivi. Da Cracco a Barbieri, passando per Scabin o pensando a chi in qualche modo è stato il precursore dello chefman, ovvero Vissani.