Enrico Nera

Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

Domenica, 30 Novembre 2014 16:47

Giuseppino. La riscoperta dell'Io

Un buon libro ha molte affinità con un buon vino. Prima fra tutte, ambedue, per "funzionare", dovrebbero saper raccontare una storia (per un libro sembrerebbe scontato ma, ahimè, non è così). Inoltre un libro, come un vino, quando è "buono", inteso come piacevolezza nel leggerlo, ha una caratteristica semplice e facilmente riconoscibile: finisce in fretta. Andando oltre tutte le pippe mentali che un geek può farsi.
Il titolo originario avrebbe dovuto essere "Yelp è una cagata pazzesca" ma il mio pool di avvocati me l'ha fortemente sconsigliato. Non sono mai stato un fan della recensione sempre, ovunque e ad ogni costo. Penso che, parafrasando il professore di disegno tecnico del liceo, c'è chi è nato per degustare e chi è nato per mangiare (se non addirittura per abbuffarsi). Ecco la maggior parte delle persone che si fiondano a dare giudizi e voti a destra e a manca appartiene alla seconda categoria, dove la papilla svolge un ruolo prettamente rappresentativo. Perché tanto livore? Qualche weekend fa sono stato a San Diego, ridente cittadina della west coast dove per viverci è richiesto: almeno due tatuaggi, un cane tozzo e con il muso perennemente incazzato e una tavola da surf.
Noi che siamo cresciuti con un mulino bianco. Noi che dalle gioie per le merendine siamo passati alle gioie per le merende con il vino. Noi che l'acqua è soltanto un impercettibile intervallo da un giaggiolo e un goudron. Noi che con un nome "Mulino a vino" viaggiamo in mondi fantastici dove scorrono fiumi rossi con unghie arancio, viola, rubino. Noi non potevamo non andare a vedere l'effetto che fa il nuovo concept di Davide Scabin sull'isola più glamour del mondo.
  La storia. L'amico Michele è venuto a trovarmi a New York. Voglioso delle famose bistecche aged americane ha individuato una steakhouse. Telefono e prenoto per 4.
Domenica, 07 Settembre 2014 16:12

La Visciola. Un garagista a Roma

  Sembrerebbe il titolo di un film in bianco e nero di Alberto Sordi di fine anni settanta dove un buffo ragazzo non più tanto azzo trova lavoro come parcheggiatore in un garage della Capitale. Togliamo il film e teniamo il garage. Un garage che si trova a circa 50 chilometri a sud di Roma. Nelle colline che segnano il confine tra la provincia capitolina e quella di Frosinone. Siamo al Piglio, uno dei primi paesi ciociari che si incontrano provenendo da Roma, terra della DOCG Cesanese del Piglio.  
Il 29 luglio a firma di Roberto A. Ferdman il Washington Post ha pubblicato online "Where the biggest beer, wine, and liquor drinkers live in the U.S.", panoramica esaustiva sulle abitudini beverecce degli States (fonte The Beer Institute).
Il dilagare del celolunghismo nel vino (e nel cibo) mi ha stufato! Tutti pronti a sbandierarti in faccia quanto bevono e mangiano figo. Dalla bottiglia del contadino biodinamico per natura e non per scelta che produce una boccia per sé e l'altra per il blogger di turno, alla boccia del 1800 dello château du qualcosa; dal furgoncino che fa gli arrosticini di pecora nella piazza di Frattocchie, al tre stelle che ti fa mangiare "la lepre nel bosco" con tutto il sottobosco compreso in un unico piatto. Il tutto puntualmente e sistematicamente documentato da foto e recensioni. Nessuno frequenta più i McDonalds, nessuno beve più il Tavernello. Il mondo è salvo. Tutti mangiano e bevono da dio (scegliete voi quale).  
Lunedì, 23 Giugno 2014 02:14

Into the wine. Organic is magic

Some words are magic, they open the doors of the caves. Open, sesame! Powerful words, that just need to be said out loud. In New York City organic is the password to wine. If you want to find all doors wide open, you have to say it. You have to wait for the right moment and just spell O-R-G-A-N-I-C. The meaning is marginal, the important is to say it.  
Edoardo Cicchetti ha deciso di raccontarcelo con il timelapse di turno. Chi ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre.