Enrico Nera

Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

Il 29 luglio a firma di Roberto A. Ferdman il Washington Post ha pubblicato online "Where the biggest beer, wine, and liquor drinkers live in the U.S.", panoramica esaustiva sulle abitudini beverecce degli States (fonte The Beer Institute).
Il dilagare del celolunghismo nel vino (e nel cibo) mi ha stufato! Tutti pronti a sbandierarti in faccia quanto bevono e mangiano figo. Dalla bottiglia del contadino biodinamico per natura e non per scelta che produce una boccia per sé e l'altra per il blogger di turno, alla boccia del 1800 dello château du qualcosa; dal furgoncino che fa gli arrosticini di pecora nella piazza di Frattocchie, al tre stelle che ti fa mangiare "la lepre nel bosco" con tutto il sottobosco compreso in un unico piatto. Il tutto puntualmente e sistematicamente documentato da foto e recensioni. Nessuno frequenta più i McDonalds, nessuno beve più il Tavernello. Il mondo è salvo. Tutti mangiano e bevono da dio (scegliete voi quale).  
Lunedì, 23 Giugno 2014 02:14

Into the wine. Organic is magic

Some words are magic, they open the doors of the caves. Open, sesame! Powerful words, that just need to be said out loud. In New York City organic is the password to wine. If you want to find all doors wide open, you have to say it. You have to wait for the right moment and just spell O-R-G-A-N-I-C. The meaning is marginal, the important is to say it.  
Edoardo Cicchetti ha deciso di raccontarcelo con il timelapse di turno. Chi ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre.
Giovedì, 29 Maggio 2014 02:45

How yankees see italian wine

Mappa. Mappa. E ancora mappa, è il momento di identificare ogni continente, ogni nazione, ogni regione con un nome, con un aggettivo, con uno stereotipo. Prestazioni sessuali, dimensioni medie dell'organo riproduttivo maschile, abitudini alimentari, come gli altri vedono noi, come noi vediamo gli altri, come noi e gli altri vediamo loro. In tutto questo mare magnum non potevano mancare i luoghi comuni, che nascondono comunque residui di verità, sull'alcol. Est Europa uguale vodka; Belgio, Olanda e Germania uguale birra; Francia e Italia uguale vino (sure!); Spagna uguale sherry; Portogallo uguale porto; eccetera, eccetera...
  La storia la conoscete ormai tutti: causa conflitto d'interessi, le autorità dello stato di New York hanno condannato Eataly alla chiusura del wineshop per sei mesi e al pagamento di 500K dollari, in sintesi.
Giovedì, 08 Maggio 2014 02:44

No trigemino, no barrique

Udite, udite, abbiamo la panacea di tutti i mali. Non si chiama botte grande. Si chiama trigemino.
Sottotitolo: quando un packaging induce in tentazione. Bottiglia da mezzo litro dal profondo colore verde bottiglia (appunto!). Capsula verde scarabeo, etichetta che corre quasi per la totale circonferenza del vetro. Un disegno "rupestre" (che ricorda la bufala campana), un nome: Pian Di Stio 2011, IGP Paestum Fiano.
Non mi far vedere che tortura, che tortura questa campagna...D'Alema dì qualcosa, reagisci, dai...dì qualcosa D'Alema, rispondi non ti far mettere in mezzo sulla giustizia proprio da Berlusconi. D'Alema dì una cosa di sinistra! Dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà, D'Alema dì una cosa, dì qualcosa reagisci! Cazzo lo ha detto: "lo facciamo senza aggiunta di solforosa!". A me per ora l'unica cosa che sembra veramente zero è l'entusiasmo, parla di vino come ci ha parlato di sinistra e di politica negli ultimi 20 anni.  Mi è venuta voglia di bermi una pinta di Budweiser a garganella, con consequenziale rutto finale.